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- 25-03-2026: Eredità: la rinuncia non può essere revocata tacitamente
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Eleonora Pergolari
Eleonora Pergolari, avvocato, si è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Perugia. E’ redattrice della testata giornalistica Edotto e ha esperienza decennale nell’ambito dell’informazione telematica dedicata all’aggiornamento di studi professionali, studi legali e aziende.
Nella Redazione Edotto scrive quotidianamente articoli specialistici di aggiornamento normativo e giurisprudenziale, nelle materie di diritto civile, diritto penale, diritto amministrativo, diritto tributario e diritto del lavoro.
Eredità: la rinuncia non può essere revocata tacitamente
Eredità e rinuncia tornano al centro dell’attenzione con una recente pronuncia della Cassazione che chiarisce un principio di rilievo: la scelta di rinunciare non può essere superata attraverso comportamenti impliciti.
Patto di prova: quando è valido e quando scatta la reintegra
Il patto di prova è valido solo se le mansioni sono chiaramente individuabili e la prova è svolta in modo coerente (Corte d’Appello Brescia n. 244/2026). Nei cambi di appalto, può essere escluso dal CCNL, con conseguente rischio di reintegra (Cass. n. 6910/2026). Analisi di due recenti decisioni.
Appalti pubblici: superminimo irrilevante per equivalenza CCNL
Negli appalti pubblici, l’equivalenza tra CCNL deve basarsi su parametri oggettivi. Il superminimo, quale voce individuale, non può colmare differenze retributive tra contratti collettivi, secondo il TAR Emilia-Romagna.
Risoluzione e fallimento: le Sezioni Unite su concorso e opponibilità
La domanda di risoluzione proposta prima del fallimento, se collegata a domande di restituzione o risarcimento verso la massa, deve essere trattata nel passivo, con rilievo della trascrizione ai fini dell’opponibilità. I principi enunciati dalle Sezioni Unite nelle sentenze nn. 6481 e 6498/2026.
Falsa presenza e lavoro per conto proprio: quando scatta il licenziamento
Cassazione: falsa presenza e attività per conto proprio durante l’orario di lavoro portano al licenziamento; non basta invece un accesso anomalo ai dati senza prova di illecito o danno. Decisiva la gravità concreta della condotta. Due casi a confronto.