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Qualifica standard dopo la formazione

22/09/2008 La Sezione lavoro della Cassazione, con sentenza n. 23735 del 2008, nel respingere il ricorso di alcuni lavoratori, ha chiarito che il personale assunto a tempo indeterminato dopo un contratto di formazione e lavoro non beneficia dell’eventuale stipula (durante il periodo di formazione degli interessati) del nuovo contratto collettivo più favorevole. Il contratto da applicare nell’inserimento in azienda è quello vigente all’inizio del rapporto poiché l’assunzione avviene in connessione con la...
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Giustificato motivo provato dal datore

22/09/2008 La Corte di cassazione, con sentenza n. 22163 del 3 settembre 2008, ha ribadito che, ai fini della prova della sussistenza del giustificato motivo di licenziamento, spetta al datore l'onere di dimostrare l'impossibilità di adibire il lavoratore ad altre mansioni analoghe, attraverso la prova di fatti positivi corrispondenti.
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La subordinazione è sui generis

22/09/2008 Per la Cassazione (sentenza n. 22882 del 9 settembre 2008), il lavoro giornalistico è caratterizzato da una subordinazione rappresentata, sostanzialmente, dallo stabile inserimento della prestazione nell'organizzazione aziendale; non rilevano, in proposito, né il luogo dello svolgimento del lavoro e il mancato impegno in un'attività quotidiana, nè la non osservanza di uno specifico orario e la commisurazione del compenso a singole prestazioni.
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Anche la “serenità” sposta i dipendenti

22/09/2008 Pronuncia di Cassazione (sezione Lavoro) numero 22059 del 2 settembre 2008. Conclusioni del collegio giudicante: a conferma del principio giuridico espresso dai giudici di merito - secondo cui tra le ragioni organizzative che legittimano il trasferimento di un dipendente vi può essere quella di voler rasserenare gli animi dell’unità produttiva – i giudici di ultime cure sostengono che il datore possa procedere al trasferimento del dipendente quando (e solo se) sussistano “comprovate ragioni...
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Salva il posto malgrado 13mila sms

16/09/2008 Con una sentenza del 9 settembre 2008, la n. 23107, la Corte di legittimità ha respinto il ricorso con il quale la Telecom chiedeva il licenziamento disciplinare di un proprio dipendente che aveva inviato più di 13mila messaggi privati dal cellulare di servizio. I motivi della decisione risiedono nella circostanza che nei confronti di altri dipendenti, colpevoli dello stesso comportamento, la Telecom aveva irrogato sanzioni più leggere, come la sospensione di tre giorni di stipendio o la...
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Il repechage lo prova l'impresa

15/09/2008 Con sentenza n. 22289 del 4 settembre scorso, la Cassazione ha precisato come, in caso di licenziamento, il repechage non deve essere provato dal lavoratore bensì dal datore, in quanto costituisce un aspetto della prova della giustificatezza oggettiva del recesso.
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Il mobbing può scattare anche per periodi limitati

13/09/2008 La Cassazione Lavoro (sentenza n. 22858, depositata il giorno 11 di questo mese) ritiene non sussista un limite di tempo “esiguo” per la concretizzazione di un processo di mobbing: sono sufficienti anche pochi mesi per integrare l’idoneità lesiva della condotta nel tempo. E il datore che ha avviato un timido (perché non seguito da misure pratiche o da vigilanza) tentativo di pacificazione tra il dipendente in posizione di supremazia gerarchica e la sua vittima, resta responsabile e risponde...
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La commessa va licenziata anche per un furto “mini”

08/09/2008 La Cassazione, con la sentenza n. 20527/2008, interviene a chiarire che è legittimo il licenziamento per giusta causa del dipendente di un supermercato che ruba un profumo, anche se si tratta di un’eau de toilette di bassa qualità. Per i giudici della Suprema corte non è rilevante il valore economico del bene (10,28 euro) poiché è il furto in se che ha compromesso il rapporto di fiducia tra datore e dipendente.
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Niente stipendio per le pulizie nella clinica chiusa

08/09/2008 La sezione Lavoro della Cassazione, nella sentenza 20316/08 depositata il 23 luglio 2008, afferma che il datore di lavoro deve essere sempre a conoscenza, o nella condizione di poter sapere, che i dipendenti stiano svolgendo il proprio lavoro per poter eventualmente accettare o rifiutare la prestazione. In caso contrario i dipendenti non hanno diritto alla retribuzione per il lavoro svolto. Il caso muove dal ricorso contro la sentenza della Corte d’appello di una casa di cura in liquidazione che...
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