Assegno di Inclusione: arrivano i controlli Inps

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Assegno di Inclusione: arrivano i controlli Inps

Le modalità di accesso e fruizione dell’Assegno di inclusione (Adi), istituito dal Decreto Lavoro e già oggetto della circolare Inps n. 105 del 16 dicembre 2023, sono al centro del messaggio n. 3624 del 31 ottobre 2024, in cui l’Istituto si sofferma in particolare sull’attivazione del controllo basato sull’avvio di attività di lavoro dipendente in corso di godimento dell’Adi non dichiarata dai componenti del nucleo familiare.

Vediamo il contenuto del messaggio, non prima di fare una breve panoramica su questa importante misura economica a sostegno dei nuclei familiari più bisognosi.

Assegno di inclusione

Cos’è

È una misura che prevede un sostegno economico, parametrato alla condizione specifica del nucleo familiare, e un progetto personalizzato di inclusione sociale e professionale.

Per chi

L’Assegno di inclusione è riconosciuto ai nuclei familiari che abbiano almeno un componente:

  • con disabilità;
  • minorenne;
  • con almeno 60 anni di età;
  • in condizione di svantaggio e inserito in programma di cura e assistenza dei servizi socio-sanitari territoriali certificato dalla pubblica amministrazione.

Al momento della presentazione della richiesta, e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, il richiedente la misura deve essere:

  • cittadino europeo o familiare di un cittadino europeo e titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • ovvero cittadino di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  • ovvero titolare dello status di protezione internazionale (asilo politico o protezione sussidiaria);
  • residente in Italia per almeno cinque anni, di cui gli ultimi due anni in modo continuativo. La residenza in Italia è richiesta anche per i componenti del nucleo familiare che rientrano nei parametri della scala di equivalenza.

Requisiti soggettivi ed economici

Il richiedente inoltre:

  • non deve essere sottoposto a misura cautelare personale o a misura di prevenzione;
  • nei 10 anni precedenti la richiesta di assegno, non deve avere sentenze definitive di condanna o oggetto di patteggiamento per un delitto non colposo che comporti una pena non inferiore ad un anno.

Inoltre, il nucleo familiare del richiedente deve essere in possesso congiuntamente di:

  • Isee in corso di validità di valore non superiore a 9.360 euro; nel caso di nuclei familiari con minorenni, l’ISEE è calcolato ai sensi dell’art. 7 del DPCM n. 159 del 2013;
  • un valore del reddito familiare inferiore ad una soglia di 6.000 euro annui moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza ADI. Se il nucleo familiare è composto da persone tutte di età pari o superiore a 67 anni, ovvero da persone di età pari o superiore a 67 anni e da altri familiari tutti in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza, la soglia di reddito familiare è fissata in euro 7.560 annui, moltiplicati per il corrispondente parametro della scala di equivalenza ADI.

Una volta sottoscritto il patto di attivazione digitale, i componenti dei nuclei familiari beneficiari dell'Assegno di inclusione sono tenuti a aderire ad un percorso personalizzato di inclusione sociale o lavorativa definito nell'ambito di uno o più progetti finalizzati a identificare i bisogni del nucleo familiare nel suo complesso e dei singoli componenti.

Per verificare il rispetto di questi requisiti, l’INPS esegue controlli periodici sui nuclei beneficiari, assicurandosi che le condizioni dichiarate inizialmente rimangano invariate e che eventuali variazioni, soprattutto reddituali, vengano prontamente comunicate.

Vediamo quali sono.

Controlli Inps

L’Inps ha implementato un sistema di controlli preventivi per garantire che l'Assegno di Inclusione venga erogato solo ai nuclei familiari effettivamente idonei: tali controlli mirano a verificare la veridicità delle dichiarazioni fornite in sede di domanda e durante il periodo di fruizione del beneficio.

Motivazione dei controlli preventivi

Gli strumenti di verifica adottati dall’Istituto rispondono alla necessità di assicurare che solo i nuclei familiari in reale stato di bisogno possano usufruire dell’Adi, evitando frodi e usi impropri del sostegno economico. I controlli preventivi vengono eseguiti attraverso:

  • la consultazione degli archivi Inps: per garantire che i dati forniti dai richiedenti siano aggiornati e rispecchino la reale situazione economica e lavorativa del nucleo familiare;
  • l'analisi dei dati storici e scenari di rischio: l’Istituto utilizza modelli di analisi del rischio per individuare i beneficiari potenzialmente non in regola con i requisiti, basandosi sulle informazioni storiche a disposizione e sulle comunicazioni obbligatorie.

Avvio di lavoro dipendente

Uno dei principali scenari di rischio individuati dall'Inps riguarda l’avvio di attività di lavoro dipendente non dichiarata da parte di uno o più componenti del nucleo familiare beneficiario.

Secondo la normativa vigente, infatti, qualora un membro del nucleo inizi un’attività lavorativa è obbligatorio dichiarare il relativo reddito entro 30 giorni dall’inizio del rapporto di lavoro. Si tratta di una comunicazione essenziale, poiché un aumento del reddito può influire sull’importo dell'Adi, o persino sulla possibilità di continuare a percepirlo.

L’avvio di un lavoro dipendente non dichiarato rappresenta quindi un elemento di rischio, poiché potrebbe comportare una modifica sostanziale della situazione economica del nucleo familiare.

Qualora l’Inps dunque rilevi che un beneficiario abbia omesso di dichiarare l’inizio di un’attività lavorativa, si attiva automaticamente una procedura di sospensione dell'erogazione, che blocca la corresponsione del beneficio fino alla regolarizzazione della situazione tramite la presentazione del modello “ADI-Com Esteso”.

Se la comunicazione omessa viene regolarizzata, l’Inps ripristina l’erogazione del beneficio.

Tuttavia, in caso di mancata presentazione del modello entro tre mesi dall’avvio dell’attività lavorativa, il diritto all’Adi decade in via definitiva a meno che non vi siano indicazioni diverse.

Tale decadenza comporta una perdita permanente del diritto a percepire l'Assegno di Inclusione, imponendo un ritorno alle procedure di richiesta iniziale qualora si desideri ripresentare domanda in futuro.

Modalità di comunicazione

Il modello “ADI-Com Esteso” può essere compilato e inviato attraverso i servizi telematici dell’Inps, accedendo all’area riservata tramite SPID, CIE (Carta d'Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi).

Una volta completato, il modello permette di notificare all’Istituto il reddito percepito, consentendo una tempestiva revisione dell’importo dell’Assegno di Inclusione in base alle nuove condizioni economiche del nucleo familiare.

In caso di variazioni successive nel reddito o nell’occupazione, i beneficiari sono tenuti a ripetere la procedura di comunicazione.

Sanzioni per omessa comunicazione

Come sopra accennato, il mancato rispetto dell’obbligo di comunicazione entro il termine di trenta giorni comporta conseguenze significative per i beneficiari.

Infatti, se l'Inps rileva che un membro del nucleo familiare ha iniziato un lavoro dipendente senza presentare il modello “ADI-Com Esteso” entro la scadenza prevista, l'erogazione dell'Adi viene sospesa in attesa che il beneficiario sani la propria posizione tramite la presentazione tardiva del modello.

La sospensione del beneficio ha effetto immediato e persiste finché il nucleo familiare non adempie all’obbligo di comunicazione.

Eccezioni all’obbligo di comunicazione

Ma esistono alcuni casi particolari in cui il beneficiario non è tenuto a dichiarare le variazioni di reddito derivanti dall’avvio di attività lavorative.

Le eccezioni all’obbligo di comunicazione riguardano specifiche tipologie di percorsi di politica attiva del lavoro e tirocini.

In particolare, non è necessario notificare le indennità ricevute per i tirocini di inclusione sociale, che sono inseriti nei patti di inclusione e gestiti tramite la piattaforma GE.PI.

Tali tirocini, che hanno lo scopo di incentivare l’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale, non incidono sul diritto all'Adi e non richiedono una comunicazione del reddito percepito tramite il modello “ADI-Com Esteso”.

Anche i percorsi di politica attiva che prevedono una presa in carico da parte dei servizi sociali o sanitari sono esclusi dall'obbligo di comunicazione, purché siano registrati nella categoria specifica all'interno del sistema UNILAV.

Questa eccezione consente dunque ai beneficiari impegnati in percorsi di inclusione di mantenere il diritto all'Adi senza rischiare sospensioni o decadenze legate a obblighi comunicativi non necessari.

Verifica dei redditi dichiarati e impatto sull'Adi

Per garantire che l'Assegno di Inclusione venga erogato solo a chi ne ha effettivo diritto, l'Inps esegue un'attenta verifica dei redditi dichiarati dai beneficiari.

Ogni variazione nel reddito percepito dai componenti del nucleo familiare può infatti incidere sull’importo del beneficio o addirittura determinarne la sospensione o la decadenza.

Le norme prevedono specifiche soglie di reddito che possono essere percepite senza influire sull'assegno, ma oltre queste soglie l’Inps ricalcola l'importo erogato, assicurandosi che rispecchi la reale situazione economica del nucleo familiare.

Limite di reddito non imponibile

I beneficiari possono percepire un reddito aggiuntivo fino a un massimo di 3.000 euro lordi annui senza che questo influisca sull’importo dell'Assegno di Inclusione.

Questa soglia è stata introdotta per garantire che anche piccoli guadagni, derivanti ad esempio da lavori saltuari o part-time, non compromettano la possibilità di ricevere il beneficio pieno.

Quando il reddito aggiuntivo percepito supera i 3.000 euro, l’Inps procede a una riduzione proporzionale dell'importo mensile dell’assegno dal mese successivo alla variazione.

Questa riduzione resta in vigore fino a quando il reddito da lavoro non viene completamente inserito nell'Isee annuale del nucleo familiare, che rappresenta il parametro principale per determinare la spettanza e l’entità dell’Assegno di Inclusione.

Di conseguenza, l’Adi viene continuamente adattato in base alla situazione economica dichiarata, mantenendo così il beneficio allineato alle reali esigenze di sostegno del nucleo familiare.

Calcolo del reddito familiare

L'Inps considera il reddito da lavoro dei componenti del nucleo familiare come parte integrante dell'Isee, l'indicatore che stabilisce la condizione economica complessiva della famiglia.

Il reddito da lavoro viene incluso nell'Isee durante il calcolo annuale, aggiornando la situazione economica complessiva e, di conseguenza, influenzando l’importo dell’Adi.

Se il reddito percepito inizia o aumenta durante l’anno, l'effetto sul beneficio economico si verifica immediatamente, con una variazione dell'importo mensile proporzionale all'incremento del reddito; tuttavia, il nuovo reddito percepito sarà completamente considerato nell’Isee solo a partire dall’aggiornamento annuale successivo, periodo nel quale l’Istituto rivede integralmente la spettanza e l’ammontare dell’Adi.

Decadenza dell'Adi

In alcuni casi, come detto, la sospensione temporanea può trasformarsi in decadenza definitiva del diritto all'Assegno di Inclusione.

Se entro tre mesi dall'inizio dell’attività lavorativa il nucleo familiare non ha provveduto alla comunicazione necessaria, l’Inps dispone la decadenza automatica del beneficio.

Questo significa che il diritto a ricevere l'Adi viene meno definitivamente, e la famiglia interessata dovrà eventualmente presentare una nuova domanda, sottoponendosi a un nuovo processo di valutazione.

La decadenza del beneficio rappresenta una misura ultima, applicata solo in caso di reiterata inadempienza agli obblighi dichiarativi.

Le conseguenze della decadenza sono significative, poiché comportano la perdita di un sostegno economico importante, che può essere nuovamente richiesto solo a seguito di una nuova valutazione.

In breve

Limite di reddito non imponibile

Reddito aggiuntivo massimo di 3.000 euro lordi annui che non influisce sull’importo dell'Adi.

Impatto sul beneficio economico

Superata la soglia dei 3.000 euro lordi annui, il reddito aggiuntivo comporta una riduzione proporzionale dell'importo dell'Adi a partire dal mese successivo alla variazione.

Inclusione del reddito nell'Isee

Il reddito da lavoro viene incluso nell'ISEE con l'aggiornamento annuale, influenzando l’importo dell'Adi nel periodo successivo.

Sospensione della prestazione

L'Adi viene sospeso temporaneamente se il beneficiario non comunica l'avvio di un'attività lavorativa entro 30 giorni, con possibilità di ripristino tramite regolarizzazione.

Ripristino dell’erogazione

Il pagamento riprende con il recupero delle mensilità arretrate una volta presentato il modello “ADI-Com Esteso” e verificata la conformità del nucleo familiare.

Decadenza del beneficio

Se la comunicazione del reddito non avviene entro tre mesi dall’avvio dell’attività, il diritto all'Adi decade definitivamente.

Eccezioni all’obbligo di comunicazione

Percorsi di politica attiva e tirocini inclusi nei patti di inclusione sociale non richiedono la comunicazione del reddito percepito.

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