Esame avvocato: verso due prove scritte e un orale

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Il Ministero della Giustizia ha avviato un confronto con le rappresentanze dell’avvocatura per definire le modalità di svolgimento dell’esame di abilitazione alla professione forense a partire dalla sessione 2026.

L’iniziativa nasce dall’esigenza di colmare l’incertezza normativa determinatasi dopo la mancata proroga della disciplina transitoria introdotta durante l’emergenza sanitaria, che negli ultimi anni aveva modificato in modo significativo la struttura dell’esame.

L’obiettivo del confronto istituzionale è individuare una soluzione che garantisca regole chiare e tempestive per i praticanti avvocati che si stanno preparando alla prossima sessione. In questa prospettiva si sta valutando l’anticipazione di alcune disposizioni contenute nella proposta di riforma della legge professionale forense attualmente all’esame del Parlamento.

Tavolo di confronto tra Ministero e rappresentanze dell’avvocatura  

Il tema è stato al centro di un incontro tenutosi presso il Ministero della Giustizia con la partecipazione, tra gli altri, del Consiglio Nazionale Forense (CNF) e dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA). Il confronto si inserisce in un percorso avviato nei giorni precedenti con l’attivazione di un tavolo tecnico istituzionale volto a definire la struttura dell’esame per la sessione 2026.

L’AIGA aveva già accolto con favore l’apertura del dialogo con le istituzioni, sottolineando la necessità di fornire indicazioni certe ai praticanti che si apprestano a sostenere la prova. Secondo l’associazione, il confronto rappresenta una risposta alle preoccupazioni espresse dalla giovane avvocatura riguardo all’assenza di una disciplina chiara per le prossime sessioni.

Nel comunicato diffuso il 6 marzo 2026, il presidente nazionale di AIGA, Luigi Bartolomeo Terzo, ha evidenziato come il dialogo istituzionale possa consentire di individuare soluzioni condivise e garantire maggiore stabilità al sistema di accesso alla professione forense.

La possibile nuova struttura dell’esame  

Tra le ipotesi allo studio vi è l’introduzione di un esame articolato in due prove scritte e una prova orale, schema già previsto nella proposta di riforma della legge professionale forense.

Le prove scritte dovrebbero prevedere:

  • la redazione di un parere motivato su una questione giuridica, in una materia scelta dal candidato tra diritto civile, diritto penale o diritto amministrativo;
  • la predisposizione di un atto giudiziario, che richieda la conoscenza del diritto sostanziale e del diritto processuale.

Le prove sarebbero svolte in presenza mediante strumenti di videoscrittura, con la possibilità di consultare codici annotati con la giurisprudenza.

La prova orale, invece, consisterebbe in un colloquio articolato su più ambiti, tra cui:

  • la soluzione di un caso pratico;
  • quesiti di diritto sostanziale e processuale;
  • una materia ulteriore a scelta tra diversi settori giuridici;
  • ordinamento e deontologia forense.

Il contesto dell’accesso alla professione forense  

Il dibattito sull’esame di abilitazione si inserisce in un contesto caratterizzato da una riduzione significativa del numero di candidati negli ultimi anni. I dati più recenti evidenziano infatti un calo consistente rispetto al passato, fenomeno che ha riacceso il confronto sulle modalità di accesso alla professione e sull’equilibrio tra selettività e sostenibilità del percorso di abilitazione.

Secondo le organizzazioni rappresentative dell’avvocatura, una disciplina più chiara e stabile potrebbe contribuire a rafforzare la fiducia dei praticanti nel sistema di accesso alla professione.

I prossimi passaggi normativi  

La proposta emersa dal confronto tra istituzioni e rappresentanze dell’avvocatura dovrà ora essere formalizzata e sottoposta al Ministero della Giustizia. L’intervento normativo potrebbe essere adottato tramite un provvedimento urgente, al fine di consentire l’applicazione delle nuove regole già dalla sessione 2026.

L’obiettivo dichiarato è arrivare nel più breve tempo possibile a una disciplina capace di garantire certezza normativa, qualità della selezione e trasparenza nelle procedure di abilitazione, in attesa della definizione complessiva della riforma della legge professionale forense.

La riforma dell’ordinamento forense e il dibattito sulle competenze

Il confronto sulle modalità dell’esame di abilitazione si inserisce nel più ampio percorso di revisione dell’ordinamento forense attualmente all’esame del Parlamento. Il disegno di legge delega sulla riforma della professione, infatti, interviene non solo sulle modalità di accesso ma anche sulla definizione delle attività riservate all’avvocatura.

Proprio su questo punto si è recentemente aperto un dibattito tra le professioni regolamentate, con particolare riferimento alla consulenza legale collegata all’attività giurisdizionale e al rapporto con le competenze attribuite dalla legge ad altri ordini professionali.

In attesa dell’approvazione della riforma, il Governo punta quindi a definire rapidamente le regole per la prossima sessione dell’esame, così da garantire certezza normativa ai praticanti avvocati.

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