CCNL applicati in Italia: la fotografia del CNEL. Cosa emerge
Pubblicato il 20 marzo 2024
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I 28 CCNL del settore privato con applicazione sopra i 100.000 dipendenti, cd. CCNL grandi, coprono il 78,8% della forza lavoro dipendente tracciabile nei flussi Uniemens, con esclusione del settore agricolo e del settore domestico, e sono utilizzati dal 79,6% delle aziende dichiaranti.
Relativamente ai soggetti firmatari, il 96,5% dei lavoratori del settore privato con CCNL noto (sempre con esclusione del settore agricolo e del settore domestico) è coperto da un CCNL sottoscritto da federazioni di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil, tenendo presente che il CCNL è dichiarato in Uniemens per il 95,3% dei dipendenti.
È quanto si evince dalla Nota informativa del CNEL sui contratti collettivi nazionali di lavoro depositati nel periodo gennaio-dicembre 2023 e nel primo trimestre 2024, pubblicata il 19 marzo 2024.
La nota informativa fotografa la situazione al 15 marzo 2024 dando, nel dettaglio, conto:
- del report semestrale dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro vigenti depositati nell'Archivio CNEL aggiornato al 31 dicembre 2023;
- del report con i rinnovi sottoscritti nel corso del 2023 depositati alla data del 15 marzo 2024.
La mappa tracciata evidenzia nel complesso:
1) la crescita del numero dei contratti depositati, un fenomeno, come sottolinea il Presidente del CNEL, Renato Brunetta, che “va attentamente monitorato”;
2) il rischio di polverizzazione sembra scongiurato dal “peso in termini di lavoratori a cui effettivamente questi contratti si applicano”, considerando che i 100 principali CCNL in Italia regolamentano nel complesso la quasi totalità dei rapporti di lavoro nel settore privato.
Un sistema di relazioni industriali, con dinamiche contrattuali “largamente governate dai sindacati confederali”, ha affermato il Presidente Brunetta, che gode complessivamente di buona salute.
Come si misura il peso dei CCNL
Prima di addentrarci nell’analisi dei dati resi noti dal CNEL, occorre fare una premessa sull’importanza che gli stessi rivestono ai fini del calcolo del “peso” di ciascun CCNL, misurazione agevolata anche dall’introduzione del codice alfanumerico unico dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
Il codice alfanumerico unico dei contratti collettivi nazionali di lavoro, che ha sostituito i codici INPS preesistenti (INPS, circolare n. 170 del 12 novembre 2021), è attribuito dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) ai singoli contratti collettivi nazionali depositati presso l’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro, detenuto dal CNEL stesso (articolo 17, legge 30 dicembre 1986, n. 936) e va indicato nella compilazione delle denunce mensili Uniemens nonché nelle comunicazioni obbligatorie al Ministero del lavoro e delle politiche sociali (articolo 16-quater del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, in legge 11 settembre 2020, n. 120).
Grazie ai flussi Uniemens trasmessi dai datori di lavoro all’INPS e recanti il codice alfanumerico CNEL dei CCNL i dati in possesso dell’archivio consentono di misurare il reale grado di applicazione tra lavoratori e imprese.
Una informazione però che ad oggi, è bene sottolineare, non copre tutti i settori del lavoro privato essendovi infatti esclusi i lavoratori dipendenti agricoli (flusso PosAgri) e i lavoratori domestici.
Il CNEL (documento di analisi del 4 ottobre 2023) ha specificato che, con l’INPS, ci si sta attivando per potenziare la collaborazione per “superare in tempi ragionevoli le questioni tecniche che causano la lacuna informativa relativa ai settori agricoltura e lavoro domestico”.
Perché è importante determinarlo?
Misurare il peso dei CCNL è un’attività di fondamentale importanza.
Lo è per esempio per determinare quel il perimetro minimo di garanzie e tutele, anche economiche, offerte al lavoratore dai CCNL più rappresentativi e qualificati (articolo 51, decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81).
Lo è, solo per ricordare le più recenti novità, per determinare il trattamento economico del personale impiegato:
- nell’appalto privato, per il quale il decreto Pnrr (articolo 29, comma 2) prevede l’obbligo di corrispondere al personale impiegato nell’appalto di opere o servizi e nell’eventuale subappalto un trattamento economico complessivo non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale e territoriale maggiormente applicato nel settore e per la zona il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto;
- nell’appalto pubblico, in cui il nuovo Codice degli appalti (articolo 11, comma 1, D.Lgs. 36/2023) impone che al personale impiegato nei lavori, servizi e forniture oggetto di appalti pubblici e concessioni si applichi il contratto collettivo nazionale e territoriale in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro, stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e quello il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l'attività oggetto dell'appalto o della concessione svolta dall'impresa anche in maniera prevalente.
Panoramica dei CCNL più applicati
Veniamo ora agli interessanti dati della Nota informativa del CNEL del 19 marzo 2024, da cui emergono le seguenti evidenze.
Dall’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro istituito presso il CNEL risulta che:
- alla data del 15 marzo 2024 sono stati sottoscritti, nel corso del 2023, 202 CCNL, che rinnovano oppure aggiornano specifiche clausole di 171 tra contratti collettivi nazionali di lavoro del settore privato e del settore pubblico e accordi economici collettivi per il lavoro autonomo;
- alla data del 31 dicembre 2023, risultano depositati al CNEL 1033 CCNL di cui 971 relativi al settore privato, 18 al settore pubblico e 44 accordi economici collettivi che riguardano alcune categorie di autonomi e parasubordinati.
I 28 CCNL del settore privato con applicazione sopra i 100.000 dipendenti, pur rappresentando solo il 3,2% dei contratti depositati, coprono quasi 11 milioni di lavoratori, pari al 78,8% della forza lavoro dipendente tracciabile nei flussi Uniemens (esclusi agricoltura e lavoro domestico).
I 99 CCNL con applicazione sopra i 10.000 dipendenti coprono la quasi totalità dei dipendenti del settore privato: 13.398.243 lavoratori, pari al 96,9% della forza lavoro del settore privato tracciata da Uniemens.
645 CCNL (pari al 72,7% dei contatti depositati) si applicano a meno di 500 dipendenti e, in totale, coprono lo 0,3% dei dipendenti.
Con riferimento al sindacato firmatario rappresentato al CNEL e altri sindacati, il CNEL fa presente che il 96,5% dei lavoratori del settore privato è coperto da un CCNL sottoscritto da federazioni di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil.
Più nel dettaglio, dei 971 CCNL del settore privato depositati al CNEL al 31 dicembre 2023:
- 210 CCNL sono sottoscritti da federazioni di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil e sono applicati a un totale di 13.362.921 di lavoratori;
- 309 CCNL risultano sottoscritti da organizzazioni sindacali non rappresentate al CNEL e sono applicati solo a 49.561 lavoratori;
- i rimanenti CCNL sono sottoscritti da organizzazioni sindacali rappresentate al CNEL ma diverse da Cgil, Cisl, Uil.
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