Tassa minima globale sulle multinazionali. Nuovo accordo tra 136 Paesi

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Tassa minima globale sulle multinazionali. Nuovo accordo tra 136 Paesi

Può definirsi epocale che 136 paesi su 140 abbiano condiviso il principio di regolare a livello internazionale la tassazione delle imprese multinazionali.

L’8 ottobre 2021 è stata siglata l’intesa globale sulla minimum global tax e rende possibile che le multinazionali paghino almeno il 15% di aliquota minima. L’obiettivo è stato quasi centrato: al bando le operazioni di elusione fiscale che hanno permesso a molte e aziende di non pagare tasse, o pagare pochissimo, in moltissimi paesi. L’8 ottobre scorso vi è stata l’adesione al progetto da parte di Ungheria, Irlanda ed Estonia, mentre sono ancora fuori Kenya, Nigeria, Pakistan e Sri Lanka.

In sostanza non è stato cambiato l’accordo raggiunto a luglio ma sono stati precisati dei punti importanti e sono state fissate le date dei passi da compiere.

Definiti i profitti da mettere a tassazione

La misura dei profitti che le multinazionali dovranno assoggettare a tassazione nella giurisdizione-mercato in cui sono stati prodotti, ovvero dove i beni e servizi sono utilizzati o consumati, sarà del 25% di quelli in eccesso rispetto a una prima soglia del 10%.

Interessate saranno le imprese che fatturano oltre 20 miliardi di euro l’anno, ipotizzando di arrivare, nel breve, ad una soglia di 10 miliardi; richiesta una redditività di almeno il 10%, escludendo le imprese estrattive e quelle che operano nei mercati finanziari regolamentati.

Un secondo pilastro dell’accordo fissa l’aliquota minima effettiva al 15% con un interessamento per i soggetti che risulta più ampia rispetto al primo pilastro: gruppi multinazionali con più di 750 milioni di euro di ricavi annuali. Non saranno inclusi soggetti governativi, organizzazioni internazionali, no profit, fondi pensione e coloro che sono agli inizi dell’attività (per i primi 5 anni).

Fornite le date

Sono stati fissati gli step per dare attuazione all’accordo: nel 2022 sarà firmata una convenzione multilaterale che dovrà ottenere la ratifica dei singoli Stati; si prevede poi l’entrata in vigore di alcune norme entro il 2023.

Infine, l’accordo sarà portato al tavolo dei ministri delle Finanze del G20 a Washington e poi prenderà la strada del vertice dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi che si terrà a Roma a fine ottobre.