Magistratura ordinaria: anche i neolaureati ammessi al concorso

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Magistratura ordinaria: anche i neolaureati ammessi al concorso

Il Dl Aiuti ter cambia le regole del concorso in magistratura ordinaria: accesso al concorso anche ai neolaureati, prove scritte tramite strumenti informatici.

Nel decreto legge, infatti - approvato dal Consiglio dei ministri nella seduta di venerdì 16 settembre 2022 - sono contenute anche disposizioni in materia di concorso per diventare giudici ordinari.

L'ottica dell'intervento è quella di contribuire all’obiettivo PNRR di riduzione del contenzioso pendente anche tramite la celere assunzione di nuovi magistrati.

Accesso al concorso subito dopo la laurea in giurisprudenza

La principale novità è quella che consente di partecipare al concorso subito dopo la laurea: a partire dal prossimo bando, sarà richiesto il solo requisito della laurea in giurisprudenza, senza più l’obbligo di frequenza di tirocini o scuole di specializzazione per le professioni legali.

E' ampliata, in questo modo, la platea degli aspiranti magistrati, di modo da garantire una maggiore partecipazione al concorso.

La modifica - si legge in una nota pubblicata il 16 settembre sul sito del ministero della Giustizia - è stata messa a punto per accelerare le procedure di reclutamento, come fortemente voluto dalla Guardasigilli, Marta Cartabia, in risposta alle scoperture degli uffici giudiziari. Vengono anticipate, sul punto, alcune scelte contenute nella Legge delega n. 71/2022 di riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm, tra le quali è prevista, appunto, la possibilità di accesso al concorso per la magistratura ordinaria anche ai neolaureati (all’esito di corsi universitari di durata non inferiore a quattro anni).

Computer per lo svolgimento delle prove scritte

Ulteriore novità, è costituita dall'introduzione della possibilità di utilizzare strumenti informatici per lo svolgimento delle prove scritte, con modalità che dovranno essere definite con apposito decreto ministeriale.

Inoltre, sempre con per accelerare la definizione dei concorsi, si prevede che i professori universitari, membri delle commissioni di concorso, possano chiedere direttamente al proprio ateneo l’esonero parziale o totale dall’attività didattica.

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