Cessione marchi con plusvalenze rateizzabili

Pubblicato il


Cessione marchi con plusvalenze rateizzabili

La risposta n. 19/E/2020 si occupa della corretta interpretazione ed applicazione dei principi in tema di rateizzabilità delle plusvalenze realizzate.

Nello specifico, l’Agenzia delle Entrate risponde al quesito sollevato da un’associazione di categoria di produttori operanti in Italia, che chiedeva di conoscere se la circostanza che "i beni immateriali oggetto della cessione non siano stati iscritti in bilancio è da considerarsi comunque non rilevante ai fini del riconoscimento della rateizzabilità delle plusvalenze", ai sensi dell'articolo 86, comma 4, del TUIR.

Marchi, rateizzazione plusvalenza anche senza iscrizione in bilancio

L’Agenzia richiama i commi 1 e 2 dell’articolo 86 TUIR secondo i quali le plusvalenze dei beni relativi all'impresa concorrono a formare il reddito, tra l'altro, se sono realizzate mediante cessione a titolo oneroso e, in tale ipotesi, la plusvalenza è costituita dalla differenza fra il corrispettivo conseguito e il costo non ammortizzato dei beni.

Inoltre, pone particolare attenzione anche al successivo comma 4 dello stesso articolo, che sancisce che le plusvalenze concorrono alla formazione del reddito per l’intero ammontare nell’esercizio in cui sono state realizzate ovvero, se i beni sono stati posseduti per un periodo non inferiore a tre anni (o a un anno per le società sportive professionistiche), a scelta del contribuente, in quote costanti nell'esercizio stesso e nei successivi, ma non oltre la quarta annualità. Tale scelta deve risultare dalla dichiarazione dei redditi dell'anno in cui la plusvalenza viene realizzata.

Con riferimento al caso di specie, l’Agenzia ritiene applicabile quanto già detto con risoluzione ministeriale n. 9/611 del 10 agosto 1991, relativa proprio alla cessione di un marchio.

Pertanto, secondo la risposta n. 19 del 4 febbraio 2020: la plusvalenza realizzata mediante la cessione di marchi può essere rateizzata anche nella circostanza "in cui il bene immateriale non è mai figurato in bilancio in quanto non è stato sostenuto alcun costo per il suo acquisto o per la sua produzione".

Allegati Anche in
  • edotto.com – Edicola del 25 gennaio 2020 - Marchi, richieste di pagamento fraudolente – Moscioni