Corrispettivi telematici. Non tutti i distributori automatici sono vending machine

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Corrispettivi telematici. Non tutti i distributori automatici sono vending machine

I distributori automatici privi di determinate caratteristiche non possono essere definiti vending machine e, dunque, ad essi non si applica l'obbligo di memorizzare elettronicamente e trasmettere telematicamente i dati dei relativi corrispettivi giornalieri.

Si tratta dell’obbligo - ex articolo 2 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127 - che scatta “per i soggetti passivi che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi tramite distributori automatici”.

Le caratteristiche, spiega l'Agenzia delle entrate nel principio di diritto n. 27 del 16 dicembre 2019, sono state definite con i provvedimenti:

  • prot. n. 102807 del 30 giugno 2016 e prot. n. 61936 del 30 marzo 2017;
  • prot. n. 106701 del 28 maggio 2018, d'intesa con l'Agenzia delle Dogane, per le sole cessioni di benzina o di gasolio destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori.

L’Agenzia ricorda che rientra nella definizione di distributore automatico (c.d. "vending machine") qualsiasi apparecchio che, su richiesta dell'utente, eroga, direttamente (come avviene, ad esempio, per cibi e bevande) o indirettamente (è il caso dell'acquisto di gettoni poi inseriti in altre macchine per farle funzionare o della ricarica di chiavette), prodotti e servizi ed è costituito almeno dalle seguenti componenti hardware, tra loro collegate:

  1. uno o più sistemi di pagamento;
  2. un sistema elettronico (c.d. "sistema master") costituito, generalmente ma non esclusivamente, da una o più schede elettroniche dotate di processore con memoria, capace di memorizzare e processare dati al fine di erogare il bene o il servizio selezionato dall'utente finale;
  3. un erogatore di beni e/o servizi.
Allegati Anche in
  • edotto.com - Edicola del 12 ottobre 2019 - Corrispettivi telematici. Esenti i distributori automatici che non accettano denaro - G. Lupoi