Esercizio abusivo professione Risarcito l'Ordine

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Esercizio abusivo professione Risarcito l'Ordine

Il Tribunale penale di Pesaro (sentenza depositata il 14/03/2017), nel condannare per esercizio abusivo della professione la titolare di un Ced che per accreditarsi aveva formalmente dichiarato – con dichiarazione mendace – il possesso del titolo di consulente del lavoro senza possederlo, ha accolto la richiesta di risarcimento del Consiglio provinciale dell’Ordine di Pesaro-Urbino, costituitosi parte civile nel procedimento.

La Fondazione studi dei consulenti del lavoro interviene con una disamina nel parere 4 del 6 aprile 2017.

Due le norme alla base dell'esercizio abusivo:

  • l’art. 348 c.p. punisce chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato;
  • l’art. 1 della l. 12/79 recita: “Tutti gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti, quando non sono curati dal datore di lavoro, direttamente od a mezzo di propri dipendenti, non possono essere assunti se non da coloro che siano iscritti nell'albo dei consulenti del lavoro […] nonchè da coloro che siano iscritti negli albi degli avvocati e procuratori legali, dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali.”

Due i reati:

  • falsità in atto pubblico, per la mendace dichiarazione formale del possesso del titolo professionale;
  • abuso dell’esercizio di una professione ordinistica regolamentata.

Due i princìpi che sostengono l'accoglimento dell’istanza risarcitoria in relazione al danno patrimoniale, così come quello non patrimoniale:

  • il danno risarcibile non è solo quello economico-patrimoniale, causato dalla concorrenza sleale subita dai professionisti iscritti,
  • ma anche quello non patrimoniale derivante dall’interesse del Consiglio dell’Ordine che la professione di consulente sia esercitata da soggetti muniti dei requisiti richiesti dalle norme cogenti per l’esercizio della professione e che dal mancato rispetto di tali fondamentali regole possano derivare ricadute pregiudizievoli per i professionisti legittimamente abilitati all’esercizio.

 

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