Il 9 dicembre 2024 si è svolto, prima della riunione del Consiglio dei ministri che ha portato all’approvazione del Milleproroghe 2025, un vertice della maggioranza sulle modifiche da apportare alla legge di bilancio 2025 e che sfoceranno in emendamenti governativi da presentare in sede di approvazione della manovra per il 2025 (il 10 dicembre 2024 è iniziata la discussione in Commissione Bilancio della Camera).
Le variazioni dovrebbero riguardare:
Vediamo alcuni dei suddetti punti.
Con risorse che nelle intenzioni del Governo dovrebbero arrivare da un nuovo contributo delle banche, la riduzione dell'IRES sarà applicata per un anno, ma con quattro specifiche condizioni: l'azienda non deve utilizzare la cassa integrazione nel 2024 e nel 2025; la media dei lavoratori nei anni 2022, 2023 e 2024 deve essere almeno pari al numero di dipendenti nel 2025; deve essere registrato un incremento dell'1% nell'occupazione; l'80% degli utili deve rimanere all'interno dell'azienda, di cui almeno il 30% deve essere reinvestito.
Dunque, non sembra più rinviabile, per il Governo, il lavoro per lanciare l'IRES premiale che prevede una riduzione dell'aliquota dell'imposta sulle società per le aziende – sembra dal 24 al 20% - che conservano una parte significativa degli utili per reinvestirli in investimenti, nuove assunzioni, welfare o formazione.
Ma lo sconto per stimolare l'incremento dell'occupazione e a promuovere investimenti nelle tecnologie di Transizione 4.0 e 5.0., è subordinato ad alcuni paletti. Eccoli:
Tali novità saranno formalmente presentate alla Commissione Bilancio della Camera.
Inoltre, dovrebbe rimanere in corsa anche la super deduzione al 120% per le nuove assunzioni ed i crediti per Transizione 4.0 e 5.0.
Per quanto riguarda l'imposta sulle persone fisiche, dovrebbe arrivare l’innalzamento, da 30.000 a 35.000 euro, del limite di reddito per l'applicazione della Flat Tax al 15% (ridotta al 5% per chi avvia una nuova attività), relativa ai guadagni da lavoro autonomo di dipendenti e pensionati che decidono di aprire una partita IVA.
Per il settore sanitario, si introduce un'altra misura di supporto, una tassazione ridotta al 5% sugli straordinari effettuati da infermieri e medici in formazione.
La legge di bilancio 2025, nella bozza presentata a ottobre 2024, contiene una norma che prevede la nomina di un rappresentante del Ministero dell’Economia e delle Finanze nei collegi di revisione o sindacali di società ed enti di diritto privato che ricevono contributi pubblici di importo pari o superiore a 100.000 euro.
Immediatamente i professionisti interessati – in primis i commercialisti – hanno lamentato che la disposizione rappresenta una sorta di ingerenza nell’autonomia societaria. E ne hanno chiesto l’eliminazione.
E su questo dovrebbe arrivare un cambio di rotta con le modifiche da inserire nella legge di bilancio 2025.
Gli esperti del Ministero dell'Economia hanno trovato una soluzione equilibrata per rivedere la norma che ha suscitato numerose proteste.
Non ci sarà un invio massiccio di ispettori ministeriali ai collegi sindacali delle società, ma verrà introdotto un nuovo obbligo: le società dovranno compilare un prospetto specifico per documentare l'uso dei contributi pubblici.
Ciò consente il mantenimento dell'obiettivo di una maggiore trasparenza, indicato dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, senza necessità di ispettori ministeriali. Anche perché le società che ricevono finanziamenti pubblici hanno già revisori dei conti registrati all'albo; non c’è necessità di aggiungere ulteriori carichi con un revisore dei conti statali.
Anche la norma che stabilisce un aumento per la tassazione sulle criptovalute è destinata a scomparire.
Non ci sarà un aumento eccessivo sulla tassazione delle criptovalute: la crescita, inizialmente prevista dalla manovra, sarà notevolmente mitigata durante il percorso legislativo.
Un aumento dal 26% al 42% dell'aliquota sulle plusvalenze e altri redditi generati da rimborsi o cessioni di cripto-attività superiori a duemila euro potrebbe favorire l'economia sommersa, danneggiando un settore in crescita e pieno di potenzialità che attualmente coinvolge 1,35 milioni di italiani.
L'intervento proposto posticiperebbe l'aumento previsto per il 2025, riducendo il carico fiscale previsto al 30% a partire dal 2026.
Attualmente, il piano economico prevede di rendere permanenti dal 2025 le tre fasce di aliquota IRPEF già applicate quest'anno:
Ma alcune forze della maggioranza spingono affinché l'aliquota intermedia, quella del 35%, sia ridotta di due punti percentuali, portandola al 33%. Questo taglio avrebbe dovuto essere finanziato con i fondi ottenuti dall’accordo preventivo biennale, ma i soldi risultati sono stati inferiori alle aspettative.
Il compromesso finale è che la riduzione dell'aliquota ci sarà ma non verrà inclusa nella legge di bilancio 2025.
E’ necessario attendere il consolidamento dei conti pubblici. Dunque, rinvio del taglio al 2025.
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