“L’aliquota dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze relative alle cripto-attività” è il titolo di un’analisi redatta dal Consiglio e dalla Fondazione nazionali dei commercialisti e pubblicata in data 21 marzo 2025.
Lo studio, curato dalla commissione incaricata di approfondire la “Tassazione delle nuove economie digitali”, analizza il trattamento fiscale, in riferimento alle imposte sui redditi, dei profitti e degli altri introiti ottenuti tramite la vendita o il possesso di cripto-attività.
La tassazione di queste plusvalenze è stata introdotta in modo esplicito dalla legge di bilancio per il 2023 (legge 27 dicembre 2022, n. 197), mediante l’inserimento di una nuova categoria imponibile tra i redditi diversi, identificata con la lettera c-sexies) dell’articolo 67, comma 1, del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).
Il documento Cndcec-FNC, in modo particolare, ripercorre le modifiche nel tempo dell’aliquota dell’imposta sostitutiva applicabile a tali guadagni: inizialmente stabilita al 12,50% dall’articolo 5 del decreto legislativo del 21 novembre 1997, n. 461, è stata successivamente aumentata dalla legge di bilancio 2025 (legge 30 dicembre 2024, n. 207), portandola al 26% per il 2025 e al 33% a partire dal 2026.
Sorgono incertezze interpretative riguardo alla determinazione dell’aliquota da applicare per gli anni fiscali 2023 e 2024, poiché il testo della norma non stabilisce in modo chiaro l’applicazione dell’aliquota del 26% alle plusvalenze generate prima del 2025.
Nel documento vengono messe in evidenza le criticità legate a un’interpretazione retroattiva delle nuove norme o a una lettura che le consideri di natura interpretativa.
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