Authority: Stp con maggioranza di quote anche di proprietà di non professionisti

Pubblicato il 18 giugno 2019

La maggioranza delle quote delle Stp può essere di proprietà di non professionisti, che potranno detenere, quindi, anche più dei due terzi del capitale della società.

Questa la conclusione cui giunge l’Autorità garante della concorrenza e del mercato nella segnalazione AS1589, che è stata pubblicata sul Bollettino n. 24 del 17 giugno 2019.

L’Authority prende posizione contro l’interpretazione letterale dell’art. 10, comma 4, lett. b), della Legge 12 novembre 2011, n. 183 resa da alcuni Consigli e/o Federazioni di Ordini professionali, ritenendola “una ingiustificata limitazione della concorrenza, in quanto si traduce in un ingiustificato ostacolo alla possibilità per i professionisti di organizzarsi in forma di STP”.

Authority, requisiti cumulativi limitano la concorrenza tra i professionisti

L’Autorità, infatti, è venuta a conoscenza dell’esistenza di interpretazioni divergenti della suddetta disposizione normativa. In particolare, alcuni Consigli e/o Federazioni di Ordini professionali hanno adottato un’interpretazione dell’art. 10, comma 4, lett. b), della legge n. 183/2011, in base alla quale i due requisiti di partecipazione ivi indicati - maggioranza dei due terzi in termini di numero di soci professionisti e di partecipazione al capitale sociale - devono ricorrere cumulativamente, a prescindere da chi esercita l’effettivo controllo sulla società.

Al riguardo, però, l’Autorità è dell’avviso che, al fine di consentire ai professionisti di cogliere appieno le opportunità offerte dalla normativa in materia di Società tra professionisti  e le relative spinte pro-concorrenziali, vada privilegiata l’interpretazione della norma, secondo la quale i due requisiti della maggioranza dei due terzi “per teste” e “per quote di capitale” di cui all’art. 10, comma 4, lett. b), della legge n. 183/2011 non siano da considerare cumulativi.

In questo senso, la maggioranza di professionisti rimane obbligatoria sulle deliberazioni da assumere, ma non sulle quote societarie.

Inoltre, tale obbligo non comporta necessariamente che il numero di soci professionisti sia maggiore per testa rispetto ai soci non professionisti, in quanto “possono essere adottati dei patti parasociali o delle clausole statuarie che garantiscano ai professionisti di esercitare il controllo della società, anche nella situazione in cui essi siano in numero inferiore ai due terzi”.

L’Autorità garante del mercato motiva, così, la sua decisione, ritenendo che l'interpretazione data da alcuni Consigli e Federazioni può determinare limitazioni alla concorrenza, “in quanto ostacola la possibilità per i professionisti di scegliere l’organizzazione e la compagine societaria ritenuta più consona alle proprie esigenze (…) in contrasto con lo spirito della norma volta al completo superamento del divieto per i professionisti di costituirsi in società”.

Allegati
Condividi l'articolo
Potrebbe interessarti anche

Masaf: aiuti alle imprese di pesca per il fermo obbligatorio 2023

04/04/2025

Bonus nido 2025: ricevuta di pagamento in luogo della fattura, quando?

04/04/2025

Incentivi contributivi a tempo e in scadenza: 3 su 10 sono operativi

04/04/2025

ISEE 2025 e nuovo modello DSU, le istruzioni Inps

04/04/2025

Cessione di terreno da privato: soggettività IVA se l'attività è economica

04/04/2025

Corte UE: ok a praticantato forense presso avvocato stabilito in altro Paese UE

04/04/2025

Ai sensi dell'individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei dati personali - Regolamento (UE) n.2016/679 (GDPR)
Questo sito non utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei "social plugin".

Leggi informativa sulla privacy