L’annunciato emendamento alla manovra che avrebbe previsto l’estensione del rito sommario di cognizione a tutti i procedimenti di competenza del giudice unico è stato già ritirato.
Questo a seguito delle perplessità emerse in seno al Governo nonché della contrarietà prontamente manifestata da avvocati e magistrati.
Nel dettaglio, il Consiglio Nazionale Forense, a mezzo del Presidente Andrea Mascherin, ha inviato una lettera al Guardasigilli, Andrea Orlando, in cui ha sottolineato che deformalizzare il processo non comporterebbe vantaggi ma anzi sarebbe “rischioso” imporre alle parti un processo “con regole affidate alle imprevedibili scelte del giudice, secondo uno schema che, se può forse in linea di pura teoria andare bene per le cause più semplici, mette seriamente a repentaglio i diritti di chi si affida alla giurisdizione e che non è in grado di prevedere le difese delle altre parti e gli sviluppi della lite”.
Di fatto – da quanto si apprende nel comunicato del CNF pubblicato nella newsletter del 27 novembre 2017 - la modifica del rito come strumento di velocizzazione della giustizia avrebbe, nell’ultimo decennio, solo “aumentato il tasso delle liti sull’applicazione delle regole e di conseguenza allontanato la decisione sul merito delle vertenze”.
Contrarietà alla proposta è stata manifestata anche dall’Organismo Congressuale Forense che, in una nota del 26 novembre 2017 a firma del coordinatore Antonio Rosa, definisce l’intervento come sbagliato “nella forma e nel merito”.
Per l’OCF, ossia, si tratterebbe di un emendamento di natura ordinamentale, estraneo alla materia del bilancio, “una ennesima riforma processuale generalizzando il rito sommario per la stragrande maggioranza dei processi avanti al Tribunale, indipendentemente dalla complessità della lite”, che si preoccuperebbe “non dei problemi che hanno i cittadini e le imprese quando hanno bisogno dell’intervento dello Stato per ottenere giustizia”, bensì “dei problemi che hanno i giudici nell’amministrarla”.
Del resto, si legge ancora nel comunicato, “non è affatto vero che sia necessaria una riforma in questo senso”. Suggeriti, quindi, alcuni ritocchi al processo oggi vigente, ad impatto “zero”, quali: l'eliminazione dell’udienza di precisazione delle conclusioni; l’eliminazione l’udienza in cui il giudice decide sui mezzi istruttori imponendogli, anche con sanzioni disciplinari, di rispettare i trenta giorni dallo scadere delle memorie istruttorie per decidere su queste istanze;l’attribuzione di valore confessorio alla contumacia
Al coro dei contrari si aggiunge anche la presidente delle Camere civili, Laura Jannotta, ricordando, in proposito, un parere negativo già espresso dall’Avvocatura.
Anche l’Associazione nazionale magistrati ha manifestato diverse perplessità, sottolineando come la modifica in cantiere “non favorisce l’efficienza del processo perché non opera sull’arretrato esistente”.
Il rischio, per l’ANM, è che si generino “prassi applicative diversificate con sicure ricadute negative in termini di garanzia dei diritti dei cittadini, di conflittualità tra le parti ed aumento delle controversie interpretative, le quali andrebbero a ripercuotersi sulle Corti d’appello, già in affanno”.
Da quanto si apprende, sarebbe stato, al momento, ritirato anche l’emendamento alla manovra che, per smaltire l’arretrato amministrativo, prevedeva il reclutamento di 125 magistrati amministrativi ausiliari.
Lo stesso verrà probabilmente ripresentato nel corso dell'esame alla Camera.
Ai sensi dell'individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei dati personali - Regolamento (UE) n.2016/679 (GDPR)
Questo sito non utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei "social plugin".