Più di 3mila i grandi contribuenti sottoposti a tutoraggio fiscale

Pubblicato il 01 febbraio 2012 In audizione presso la Commissione Finanze alla Camera dello scorso 31 gennaio, Attilio Befera, direttore dell’agenzia delle Entrate, ha annunciato che i grandi contribuenti il cui volume d’affari supera i 100 milioni di euro e che, pertanto, sono oggetto di “tutoraggio” fiscale, quest’anno saranno più di 3 mila.

Il tutoraggio fiscale delle grandi imprese è stato previsto dal legislatore con il Dl n. 185/08 e, con il passare degli anni, ha conquistato sempre più spazio attraverso l’abbassamento della soglia reddituale prevista per la sua applicazione, che è scesa da 300 a 100 milioni di euro.

Le successive disposizioni del decreto "Salva Italia" hanno contribuito ad alimentare qualche incertezza tra gli operatori finanziari, tenuti a trasmettere periodicamente all'Anagrafe tributaria le movimentazioni che hanno interessato i rapporti intrattenuti con i contribuenti, e gli stessi grandi contribuenti.

In un primo momento, questa nuova previsione normativa ha creato qualche perplessità, legata al fatto che una volta acquisite le movimentazioni, esse potessero essere tradotte automaticamente nelle presunzioni di maggiore reddito o di maggiori ricavi e compensi tali da far scattare l’azione di accertamento.

Nell’audizione parlamentare, dunque, Befera ha tenuto a precisare la corretta chiave di lettura delle nuove comunicazioni da parte degli operatori finanziari, specificando che esse non potranno costituire l'oggetto diretto dell'attività di accertamento, ma serviranno semplicemente per indirizzare i controlli preventivi. Perciò, da tali comunicazioni potranno essere estrapolati solo i dati per “individuare posizioni a più alto rischio di evasione da segnalare alle strutture operative per i necessari controlli”.

Le informazioni comunicate dagli operatori finanziari verranno utilizzate esclusivamente a livello centrale e nessun ufficio periferico dell’Agenzia avrà modo di accedere ad esse. Il direttore delle Entrate ha, poi, confermato l’arrivo di un provvedimento sul tema, in cui verrà disposto che non verranno comunicati tutti i movimenti, ma soltanto i saldi e il totale "dare e avere" delle movimentazioni stesse. Ne discende che i dati "per masse" non possono attivare alcun tipo di presunzione di evasione che possa legittimare l'accertamento.

Dunque, l’attività di accertamento non cambia, ma cambia solo la logica che la sottende. Se prima il Fisco decideva di approfondire la posizione di un soggetto sottoposto a controllo tramite l’ausilio delle indagini finanziarie, ora si parte proprio da determinati dati finanziari, per avviare gli eventuali controlli presso quei contribuenti ritenuti a più alto rischio di evasione.
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