L’Albo unificato riaccende i conflitti di competenze

Pubblicato il 01 aprile 2008

La decisione del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti di ricorrere contro il decreto interministeriale Giustizia-Politiche comunitarie che regolamenta il riconoscimento nell’Unione europea delle qualifiche professionali, aprendo all’ “emersione” giuridica delle Associazioni delle professioni non regolamentate, riaccende il confronto con queste. Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, afferma che “fino a quando l’articolo 33 della Costituzione reciterà che per l’abilitazione all’esercizio professionale è prescritto un esame di Stato, sul piano giuridico non vi sono margini per l’attribuzione di riconoscimenti pubblicistici alle associazioni”. Immediata è la replica delle associazioni, prima tra tutte quella dei tributaristi, il cui presidente Roberto Falcone ha osservato come in virtù degli articoli 3 e 11 della direttiva 2005/36/Ce – il cui recepimento è avvenuto con dlgs 206/07 – professione regolamentata è anche quella il cui esercizio è consentito a seguito dell’iscrizione non solo in Albi, Ordini, Collegi ma anche in “registri ed elenchi tenuti da amministrazioni o enti pubblici”. Decisa anche la risposta dei revisori, il cui presidente Virgilio Baresi afferma che “il revisore contabile è stato già legittimato alla sua attività professionale dalla direttiva 84/253/Cee e dalla 2006/43/Ce, che dovrà essere recepita entro il 29 giugno”.

Sul fronte previdenziale, il Lavoro ha approvato, con lettera all’indirizzo della Cassa dei ragionieri, la modifica regolamentare che permette ai praticanti degli studi di dottori commercialisti o ragionieri di iscriversi all’ente previdenziale già durante il tirocinio. Nella fase propedeutica, cioè, all’iscrizione all’Albo. Il via libera riaccende la competizione tra “due gestori” sulla previdenza obbligatoria della professione unificata.

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