Privacy, il dna non si può conservare all'infinito

Pubblicato il 20 dicembre 2008

La Corte europea dei diritti dell'uomo, con la sentenza n. 880 del 4 dicembre 2008, ha affermato che conservare indefinitamente i dati personali – compresi i dati biometrici, come le impronte digitali - di un soggetto viola l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Quanto affermato dalla Corte europea trova riscontro nel principio generale formulato dall'articolo 11 del codice della privacy, secondo cui il trattamento dei dati è consentito solo nei limiti di tempo compatibili con il raggiungimento delle finalità perseguite. Nel caso esaminato, la Corte ha accolto il ricorso presentato da due cittadini inglesi, uno dei quali minore, accusati rispettivamente di molestie e di tentato furto, che avevano chiesto invano alla polizia inglese la distruzione delle impronte digitali e dei campioni di Dna raccolti al momento dell'arresto e conservati anche dopo che il procedimento a loro carico si era chiuso con l'assoluzione.

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