Il no definitivo della Cassa dottori commercialisti all’unione con quella dei ragionieri

Pubblicato il 05 maggio 2010 Incontro infruttuoso e definitivo quello del 7 aprile 2010 tra le Casse di dottori commercialisti e ragionieri. A decretare l'impossibilità di un percorso previdenziale comune fra le due professioni è un documento della Cnpadc, guidata da Anedda, inviato ai delegati territoriali e al Consiglio nazionale di categoria. L’elaborato certifica la perdita costante di iscritti alla Cassa dei ragionieri. La situazione descritta preannuncia il rischio che entro i prossimi vent'anni l'ente dei ragionieri non riesca, neppure attraverso la liquidazione del relativo patrimonio, a far fronte agli impegni pensionistici maturati al 31 dicembre 2003 col sistema retributivo. Viene rilevato, inoltre, in formazione un progressivo deficit anche sulla gestione previdenziale a contributivo.

In una riunione con i principali sindacati - Aidc, Adc, Andoc e Ungdcec - il Consiglio di amministrazione della Cassa di previdenza dei dottori commercialisti ha incassato il totale accordo con quanto dichiarato.

In completo disaccordo il presidente Saltarelli, Cassa ragionieri, che torna a ripetere le sue ragioni affermando che non si tratta di una novità la chiusura dei dottori che non vogliono basarsi su una piattaforma omogenea che darebbe altri risultati.

Intanto l'approvazione della mini riforma previdenziale, che ha lo scopo di dare la possibilità alle Casse di erogare pensioni più adeguate agli iscritti permettendo la manovrabilità del contributo integrativo, è stata rimandata. E' stato invece approvato l’emendamento per concedere l’indennità di maternità ai papà professionisti.
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