La disposizione contenuta nell’articolo 35 della legge 248/06, imponendo ad alcuni soggetti, tra cui i professionisti, l’obbligo di riscuotere i propri compensi da far affluire su un conto apposito, mediante assegni non trasferibili, bonifici bancari e altre modalità di pagamento bancario, ha suscitato alcune domande tra cui quella sulla legittimità costituzionale di questa imposizione al cliente. Lo scopo della riforma è quello di introdurre sistemi di controllo su professionisti, commercianti e artigiani al fine di contrastare la pratica dei pagamenti “in nero”. Ma, in questo modo, si introduce un obbligo di fare a carico di un soggetto diverso da quello che si vuole controllare. Con la manovra bis, cioè, si è introdotto un obbligo “strumentale” al pagamento delle imposte, ma a carico di una persona diversa dal primo contribuente. L’articolo 53 della Costituzione, invece, sancisce quest’ultimo obbligo a carico esclusivamente del contribuente. Secondo l’Autore, queste maggiori imposizioni che pesano sui cittadini potrebbero essere male interpretate; nel senso di essere considerate come delle ulteriori prevaricazioni di cui non si capisce sempre il reale significato sostanziale, con il risultato di non riuscire a far perseguire l’obiettivo di fondo che è appunto la restrizione del “nero”.
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